Quell'estate in Puglia
B1 · 3 min di lettura
L'estate in cui ho compiuto diciotto anni, i miei genitori mi hanno lasciato partire da solo per la prima volta. Avevo messo da parte i soldi del lavoro dell'inverno e con il mio amico Davide abbiamo comprato due biglietti del treno per Bari.
Il viaggio è durato undici ore. Quando siamo arrivati, era già buio e faceva un caldo che non avevo mai sentito prima. Il proprietario del bed and breakfast ci aspettava davanti al portone: ci ha dato le chiavi, ci ha spiegato come funzionava il boiler e ci ha regalato due bottiglie d'acqua fresca.
Nei giorni seguenti abbiamo preso l'autobus verso sud. Volevamo vedere le spiagge di Polignano, però l'autobus era pieno e siamo dovuti scendere a metà strada. Alla fine ci ha accompagnati un signore che tornava dal mercato: ci ha caricato sul furgone e ci ha raccontato tutta la storia della sua famiglia, dagli anni Sessanta a oggi.
Quella settimana ho capito una cosa che a casa non avevo mai capito: viaggiare non significa vedere posti nuovi, ma trovarsi in situazioni in cui devi cavartela da solo. Se quel giorno l'autobus non fosse stato pieno, non avremmo conosciuto quel signore e oggi non avrei niente da raccontare.
Domande
0/7Di che cosa parla il testo? Rispondi con una frase.
Con quali soldi ha pagato il viaggio?
Sono arrivati a Bari di giorno.
Perché non sono arrivati a Polignano in autobus?
Che cosa ha imparato l'autore da quel viaggio?
Completa con l'imperfetto: «faceva un caldo che non ______ mai sentito prima.»
Completa: «Se quel giorno l'autobus non ______ (essere) pieno, non avremmo conosciuto quel signore.»