Perché ci siamo trasferiti in periferia
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Fino a due anni fa vivevamo in sessanta metri quadri a trecento metri dal centro. Pagavamo mille e cento euro al mese, avevamo un balcone su cui non entrava un tavolo e ogni volta che tornavamo con la spesa giravamo venti minuti per parcheggiare.
Poi è nato il secondo figlio e la matematica ha vinto sulla nostalgia. Con la stessa cifra, a nove chilometri dal centro, abbiamo trovato novanta metri quadri, un giardino piccolo ma vero e un posto auto. La prima settimana ho pianto due volte, lo ammetto: mi mancavano il bar sotto casa e la sensazione di poter uscire senza programmare niente.
Dopo due anni il bilancio è questo. Le cose che abbiamo guadagnato: spazio, silenzio, una scuola materna a quattrocento metri, vicini che si conoscono tutti. Le cose che abbiamo perso: il cinema a piedi, la varietà dei negozi, gli amici che passavano a salutarci senza avvisare. Questa ultima cosa è quella che pesa di più, e nessuno me l'aveva detta: quando ti allontani, le amicizie non finiscono, ma diventano appuntamenti.
Il treno è la vera differenza tra una scelta sostenibile e un errore. Noi siamo stati fortunati: abbiamo la stazione a dieci minuti a piedi e un treno ogni venti minuti. Se avessimo dovuto dipendere dall'auto, credo che ce ne saremmo già andati.
A chi ci sta pensando dico solo questo: non chiedetevi «quanto risparmio», chiedetevi «quanto tempo perdo e come lo perdo». Quaranta minuti di treno in cui leggo sono un guadagno; quaranta minuti in coda in tangenziale sarebbero stati una condanna.
Domande
0/7Di che cosa parla il testo? Rispondi con una frase.
Che cosa ha spinto la famiglia a trasferirsi?
Nella casa nuova pagano molto più di prima.
Qual è la perdita che, secondo l'autore, pesa di più?
Perché il treno è così importante in questa scelta?
Quale domanda consiglia di farsi l'autore?
Completa: «Se ______ (dovere) dipendere dall'auto, ce ne saremmo già andati.»